Freya Stark

Freya Madeleine Stark

Freya Madeleine Stark (Parigi, 31 gennaio 1893Asolo, 9 maggio 1993) è stata una viaggiatrice e scrittrice britannica.

È famosa per le sue esplorazioni in Medio Oriente, le sue opere letterarie e il suo lavoro di cartografia. Non solo fu una delle prime donne occidentali a viaggiare nel Deserto Arabico, ma esplorò anche aree in cui pochi europei, e soprattutto donne sole, erano stati.Fu nominata Dama dell'Ordine dell'Impero Britannico (DBE - Dame Commander of the Order of the British Empire).

È considerata la caposcuola del moderno travel writing.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inglese nelle origini e nel temperamento, Freya Stark fu una donna che visse nella libertà di seguire i propri sogni e le proprie passioni, oltrepassando gli steccati delle convenzioni sociali e degli stereotipi, dimostrando fino alla fine una grande curiosità e fiducia nell’ingnoto.

Figlia primogenita di Flora e Robert Stark, cugini di primo grado ed entrambi pittori dallo stile di vita dinamico, nacque settimina a Parigi nel bel mezzo di un viaggio dei genitori: le circostranze della sua venuta al mondo furono premonitrici dell’esistenza che avrebbe vissuto.

Freya Stark è famosa per i viaggi in Medio Oriente, che intraprese a trentaquattro anni e la accompagnarono fino alla vecchiaia. Si occupò di cartografia, archeologia e durante la seconda guerra mondiale lavorò per il governo britannico. Morì centenaria ad Asolo (Treviso), borgo medioevale che iniziò a frequentare da bambina (qui risiedeva una piccola comunità di inglesi, tra i quali il pittore Herbert Young, amico dei genitori e figura di riferimento per lei e la sorella Vera), e che divenne in seguito il suo buen retiro.

È stata una delle più grandi viaggiatrici del Novecento, oltre che la caposcuola del travel writing e una delle icone più importanti della libertà e dell’emancipazione femminile. I luoghi che la Stark attraversò erano zone “calde”, allora come oggi, e le puntuali e appassionate descrizioni a cui affidava la sua interpretazione e le sue emozioni consentono al lettore di immergersi nella magia di intere regioni, ora difficilmente accessibili.

Ha raccontato la sua incredibile vita in quattro volumi autobiografici, coprendo il periodo dal 1893 al 1946: Traveller’s prelude (1950), che ripercorre gli anni dal 1893 al 1927, “Beyond Euphrates. Autobiography 1928 - 1933” (1951), “The coast of incense” (1953) relativo agli anni dal 1933 al 1939, “Dust in the Lion's Paw. Autobiography 1939-46” (1961), non ancora tradotte in italiano. La sua produzione letteraria è tuttavia molto più ampia e consta di trenta opere, a cui devono aggiungersi numerosi articoli e alcune raccolte di lettere.

Visse tra la villa di Asolo (“Villa Freya”), in provincia di Treviso, ereditata nel 1941 da Herbert Young e per molti anni porto sereno in cui ritemprarsi, e il Medio Oriente, area nella quale è nota e riconosciuta come grande viaggiatrice ed esploratrice. Visitare nuove terre per lei non rappresentò solo un’esperienza da cui poter trarre benessere e piacere (a inizio Novecento le donne viaggiavano per trovare la salute e la felicità), bensì un modo per acquisire saggezza e donare un po’ di se stessa. Freya Stark cercò sempre di immergersi nel viaggio, nell’ottica non di lasciarsi travolgere ma di determinarlo: seguendo questa propensione fu cartografa, disegnando ad esempio la carta geografica delle Valli degli Assassini, in Persia, che nel 1930 ancora non erano state mappata, e archeologa, riuscendo a localizzare le rovine del castello di Alamut.

La sua attrazione, quasi magnetica, per il Vicino Oriente si maniferstò molto presto: «Credo che all'origine della faccenda – ebbe modo di spiegare - ci sia una zia molto fantasiosa che per il mio nono compleanno mi regalò una copia delle Mille e una notte. Inavvertita e perciò negletta fino ad allora, la piccola scintilla accesa in questo modo cominciò in segreto a nutrirsi di sogni. Il Caso, cioè un missionario siriano che abitava vicino a noi, la attizzò; il Destino, sotto forma di lunghi mesi di malattia e di inedia, la ingrandì trasformandola in fiamma viva tanto da illuminare il mio percorso nei meandri del mondo arabo fino a farmi approdare, più tardi, sulle coste siriane, nel 1927». Fu questo insieme di coincidenze, sommate ad una personalità che coniugava un sottile sense of humor a un'istintiva aspirazione alla libertà, al piacere e al coraggio di assaporarla, oltre ai confini delle convenzioni sociali e del conformismo, che la portò nel 1927 a salpare da Trieste per Beirut, intraprendendo il primo dei molti viaggi che la condussero in Libano, Siria, Iraq, Iran, Arabia Meridionale, Afghanistan.

Nulla le fu di ostacolo nel concretizzare il proprio desiderio di viaggiare e raggiungere quello che Freya riteneva il fine ultimo del viaggio, «l’incontro con il meglio della natura umana», nemmeno il suo essere una donna sola.

Freya scelse mete non usuali, poco o per niente conosciute, ma seppe essere una viaggiatrice consapevole e preparata: prima di intraprendere la rotta verso est, nel 1921 iniziò a studiare l’arabo e lo perfezionò poi nel 1927 a Brumanna, un piccolo villaggio libanese che rappresentò la tappa iniziale del suo primo viaggio. Prima di ogni partenza, per approcciarsi al territorio cui era diretta in modo il più autentico possibile e poterne comprendere appieno le tradizioni e la storia, studiava e imparava la lingua della popolazione che vi abitava (conosceva e parlava una decina di lingue europee ed arabe). «Anche il paese più spento – sosteneva - ha una sua anima, se sei in grado di capire cosa dicono le persone; e non solo le parole, ma i pensieri che le formano».

Il viaggio accompagnò Freya per tutta la vita, entrò a far parte di lei, al punto che, che nonostante l’età avanzata, a 84 ridiscese l’Eufrate su una zattera e a 88 anni scalò l’Himalaya sul dorso di un pony, mentre a 90 percorse il deserto ad Aleppo. Il viaggio fu per lei uno strumento di conoscenza fondamentale e imprescindibile: «Importante è conoscere e per conoscere bisogna andare nei luoghi, incontrare la gente, parlare con loro. Solo allora tutto il mondo ti viene incontro come un’onda», ebbe modo di sottolineare spesso.

Accanto al fondamentale contributo che seppe offrire in veste di viaggiatrice, in ambito letterario Freya Stark è considerata la caposcuola del moderno travel writing. La scrittura fu per lei conseguenza naturale del viaggiare, non solo per fissare la sua interpretazione di un mondo ancora quasi del tutto sconosciuto, ma anche per metterla a disposizione degli altri. Fu dunque una “viaggiatrice generosa” che, basandosi su esperienze dirette e personali, seppe selezionare e raccontare con passione, vivacità e senso dell’umorismo; riuscì a creare personaggi riconoscibili ma mai stereotipati, coinvolgendo e divertendo. Ad ogni suo viaggio negli anni tra le due guerre mondiali seguirono articoli e libri attraverso i quali condivideva con i lettori occidentali il suo sguardo su un mondo misterioso e affascinante: dai racconti sul Baghdad Sketches al primo volume, The Valleys of the Assassins nel 1934, passando per oltre venti opere e concludendo con il volume fotografico Rivers of Time nel 1982 (tutti pubblicati dall’editore londinese Jhon Murray, suo grande amico).

«Viaggiare, significa ignorare i fastidi esterni e lasciarsi andare interamente all’esperienza, fondersi con tutto quello che ci circonda, accettare tutto quello che succede e così, in questo modo, fare finalmente parte del paese che si attraversa. È questo il momento in cui si avverte che la ricompensa sta arrivando». Era questo l’approccio di Freya Stark ad ogni viaggio, compreso l’ultimo e definitivo, quello della sua dipartita, compiuto pochi mesi dopo aver festeggiato il centesimo compleanno. Anche a questo viaggio, nonostante l’età, seppe avvicinarsi con profondità e serenità, pronta a stupirsi e ad incantarsi di fronte all’Eternità.

Nel 2018 il Museo Civico di Asolo (Treviso) ha dedicato a Freya Stark una sezione permanente intitolata "La stanza di Freya" . “La stanza di Freya” si trova al secondo piano del Palazzo del Vescovado con l’annesso edificio della Loggia della Ragione, che ospita il Museo civico di Asolo. Si tratta di una stanza, uno spazio – mondo, in cui la viaggiatrice è presente attraverso i suoi disegni, i suoi oggetti, i suoi taccuini di viaggio che ne raccontano le sfaccettature della personalità, le passioni, la determinazione oscillando tra aspetti noti della sua vita e aspetti più intimi.

In uno spazio che suggerisce la circolarità dell’esistenza in un gioco di richiami, in un rimbalzare da oggetto ad oggetto, il racconto, come ideato dalla curatrice Annamaria Orsini – che già si è occupata della mostra “Vaghe stelle dell’Orsa… Il viaggio sentimentale di Freya Stark”, ad Asolo nel 2014 - si snoda attorno a tre nuclei – l’armadio, la scrivania circolare, il baule da viaggio collocato accanto ad una porta -, oggetti d’arredo che hanno fatto parte delle stanze più amate nella vita di Freya Stark. Essi sono stati ricostruiti in modo fedele e resi completamente bianchi, a sottolineare il processo di astrazione che li smaterializza consentendo al contenuto di prendere il sopravvento. L’assenza di colore, inoltre, permette l’immediata individuazione dei materiali originali rispetto a ciò che è pura rappresentazione (allestimento e progetto sono a cura di Corde Architetti Associati – Venezia).

Tutti i materiali sono stati donati da Anna Modugno, assistente di Freya Stark nell’ultimo periodo della sua vita.

« Se mi si chiedesse di elencare i piaceri del viaggio, direi che questo è uno dei più importanti: che così spesso ed inaspettatamente si incontra il meglio della natura umana, e vederlo così, di sorpresa e spesso in situazioni talmente improbabili, si arriva, con un piacevole senso di gratitudine, a realizzare quanto ampiamente siano sparse nel mondo la bontà e la cortesia e l'amore per le cose immateriali, che fioriscono in ogni clima, su qualsiasi terreno. »

(Freya Stark, La valle degli assassini)

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Baghdad Sketches (Baghdad, The Times Press Ltd, 1932; first London, John Murray edition 1937)
  • The Valleys of the Assassins (London, 1934)
  • The Southern Gates of Arabia (London, 1936)
  • Seen in the Hadhramaut (London 1938)
  • A Winter in Arabia (London, 1940)
  • Letters from Syria (London, 1943)
  • East is West (London, 1945).
  • Perseus in the Wind (London, 1948)
  • Traveller's Prelude (London, 1950)
  • Beyond Euphrates. Autobiography 1928-1933 (London, 1951)
  • The Coast of Incense (London, 1953)
  • Ionia, A Quest (London, 1954)
  • The Lycian Shore (London, 1956)
  • Alexander's Path (London, 1958)
  • Riding to the Tigris (London, 1959)
  • Dust in the Lion's Paw. Autobiography 1939-46 (London, 1961)
  • The jueney’s Echo (London, 1963)
  • Rome on the Euphrates (London, 1966)
  • The Zodiac Arch (London, 1968)
  • Space, Time and Movement in the Landscope (London, 1969)
  • The Minaret of Djam (London, 1970)
  • Turkey: a sketch of Turkish History (London, 1971)
  • A Peak in Darien (London 1976)
  • Letters: The Furnace and the Cup 1914 – 1930 (1974), The Open Rose 1930 – 1935 (1975), The Growth of Danger 1935 – 1939 (1976), The Bridge of the Levant 1940 – 1943 (1977), New Worlds of Old 1943 – 1946 (1978), The Broken Road 1947 – 1952 (1981)
  • Rivers of Time (London, 1982)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico
— 1972

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Freya Stark, Traveller's Prelude, London, John Murray, 1950.
  • Caroline Moorehead, Freya Stark, Middlesex, Penguin ISBN 0-14-008108-9, 1985.
  • Jane Fletcher Geniesse, Passionate Nomad: The Life of Freya Stark (New York: Random House, 2001).
  • Peter H. Hansen, Stark, Dame Freya Madeline (1893–1993), Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, 2004
  • Molly Izzard, 'A Marvellous Bright Eye: Freya Stark', Cornucopia (Magazine), Issue 2, 1992

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF (EN9861162 · ISNI (EN0000 0001 2276 2602 · LCCN (ENn50023298 · GND (DE119108437 · BNF (FRcb120262256 (data)
Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie
Freya Madeleine Stark

Freya Madeleine Stark (Parigi, 31 gennaio 1893Asolo, 9 maggio 1993) è stata una viaggiatrice e scrittrice britannica.

È famosa per le sue esplorazioni in Medio Oriente, le sue opere letterarie e il suo lavoro di cartografia. Non solo fu una delle prime donne occidentali a viaggiare nel Deserto Arabico, ma esplorò anche aree in cui pochi europei, e soprattutto donne sole, erano stati.Fu nominata Dama dell'Ordine dell'Impero Britannico (DBE - Dame Commander of the Order of the British Empire).

È considerata la caposcuola del moderno travel writing.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inglese nelle origini e nel temperamento, Freya Stark fu una donna che visse nella libertà di seguire i propri sogni e le proprie passioni, oltrepassando gli steccati delle convenzioni sociali e degli stereotipi, dimostrando fino alla fine una grande curiosità e fiducia nell’ingnoto.

Figlia primogenita di Flora e Robert Stark, cugini di primo grado ed entrambi pittori dallo stile di vita dinamico, nacque settimina a Parigi nel bel mezzo di un viaggio dei genitori: le circostranze della sua venuta al mondo furono premonitrici dell’esistenza che avrebbe vissuto.

Freya Stark è famosa per i viaggi in Medio Oriente, che intraprese a trentaquattro anni e la accompagnarono fino alla vecchiaia. Si occupò di cartografia, archeologia e durante la seconda guerra mondiale lavorò per il governo britannico. Morì centenaria ad Asolo (Treviso), borgo medioevale che iniziò a frequentare da bambina (qui risiedeva una piccola comunità di inglesi, tra i quali il pittore Herbert Young, amico dei genitori e figura di riferimento per lei e la sorella Vera), e che divenne in seguito il suo buen retiro.

È stata una delle più grandi viaggiatrici del Novecento, oltre che la caposcuola del travel writing e una delle icone più importanti della libertà e dell’emancipazione femminile. I luoghi che la Stark attraversò erano zone “calde”, allora come oggi, e le puntuali e appassionate descrizioni a cui affidava la sua interpretazione e le sue emozioni consentono al lettore di immergersi nella magia di intere regioni, ora difficilmente accessibili.

Ha raccontato la sua incredibile vita in quattro volumi autobiografici, coprendo il periodo dal 1893 al 1946: Traveller’s prelude (1950), che ripercorre gli anni dal 1893 al 1927, “Beyond Euphrates. Autobiography 1928 - 1933” (1951), “The coast of incense” (1953) relativo agli anni dal 1933 al 1939, “Dust in the Lion's Paw. Autobiography 1939-46” (1961), non ancora tradotte in italiano. La sua produzione letteraria è tuttavia molto più ampia e consta di trenta opere, a cui devono aggiungersi numerosi articoli e alcune raccolte di lettere.

Visse tra la villa di Asolo (“Villa Freya”), in provincia di Treviso, ereditata nel 1941 da Herbert Young e per molti anni porto sereno in cui ritemprarsi, e il Medio Oriente, area nella quale è nota e riconosciuta come grande viaggiatrice ed esploratrice. Visitare nuove terre per lei non rappresentò solo un’esperienza da cui poter trarre benessere e piacere (a inizio Novecento le donne viaggiavano per trovare la salute e la felicità), bensì un modo per acquisire saggezza e donare un po’ di se stessa. Freya Stark cercò sempre di immergersi nel viaggio, nell’ottica non di lasciarsi travolgere ma di determinarlo: seguendo questa propensione fu cartografa, disegnando ad esempio la carta geografica delle Valli degli Assassini, in Persia, che nel 1930 ancora non erano state mappata, e archeologa, riuscendo a localizzare le rovine del castello di Alamut.

La sua attrazione, quasi magnetica, per il Vicino Oriente si maniferstò molto presto: «Credo che all'origine della faccenda – ebbe modo di spiegare - ci sia una zia molto fantasiosa che per il mio nono compleanno mi regalò una copia delle Mille e una notte. Inavvertita e perciò negletta fino ad allora, la piccola scintilla accesa in questo modo cominciò in segreto a nutrirsi di sogni. Il Caso, cioè un missionario siriano che abitava vicino a noi, la attizzò; il Destino, sotto forma di lunghi mesi di malattia e di inedia, la ingrandì trasformandola in fiamma viva tanto da illuminare il mio percorso nei meandri del mondo arabo fino a farmi approdare, più tardi, sulle coste siriane, nel 1927». Fu questo insieme di coincidenze, sommate ad una personalità che coniugava un sottile sense of humor a un'istintiva aspirazione alla libertà, al piacere e al coraggio di assaporarla, oltre ai confini delle convenzioni sociali e del conformismo, che la portò nel 1927 a salpare da Trieste per Beirut, intraprendendo il primo dei molti viaggi che la condussero in Libano, Siria, Iraq, Iran, Arabia Meridionale, Afghanistan.

Nulla le fu di ostacolo nel concretizzare il proprio desiderio di viaggiare e raggiungere quello che Freya riteneva il fine ultimo del viaggio, «l’incontro con il meglio della natura umana», nemmeno il suo essere una donna sola.

Freya scelse mete non usuali, poco o per niente conosciute, ma seppe essere una viaggiatrice consapevole e preparata: prima di intraprendere la rotta verso est, nel 1921 iniziò a studiare l’arabo e lo perfezionò poi nel 1927 a Brumanna, un piccolo villaggio libanese che rappresentò la tappa iniziale del suo primo viaggio. Prima di ogni partenza, per approcciarsi al territorio cui era diretta in modo il più autentico possibile e poterne comprendere appieno le tradizioni e la storia, studiava e imparava la lingua della popolazione che vi abitava (conosceva e parlava una decina di lingue europee ed arabe). «Anche il paese più spento – sosteneva - ha una sua anima, se sei in grado di capire cosa dicono le persone; e non solo le parole, ma i pensieri che le formano».

Il viaggio accompagnò Freya per tutta la vita, entrò a far parte di lei, al punto che, che nonostante l’età avanzata, a 84 ridiscese l’Eufrate su una zattera e a 88 anni scalò l’Himalaya sul dorso di un pony, mentre a 90 percorse il deserto ad Aleppo. Il viaggio fu per lei uno strumento di conoscenza fondamentale e imprescindibile: «Importante è conoscere e per conoscere bisogna andare nei luoghi, incontrare la gente, parlare con loro. Solo allora tutto il mondo ti viene incontro come un’onda», ebbe modo di sottolineare spesso.

Accanto al fondamentale contributo che seppe offrire in veste di viaggiatrice, in ambito letterario Freya Stark è considerata la caposcuola del moderno travel writing. La scrittura fu per lei conseguenza naturale del viaggiare, non solo per fissare la sua interpretazione di un mondo ancora quasi del tutto sconosciuto, ma anche per metterla a disposizione degli altri. Fu dunque una “viaggiatrice generosa” che, basandosi su esperienze dirette e personali, seppe selezionare e raccontare con passione, vivacità e senso dell’umorismo; riuscì a creare personaggi riconoscibili ma mai stereotipati, coinvolgendo e divertendo. Ad ogni suo viaggio negli anni tra le due guerre mondiali seguirono articoli e libri attraverso i quali condivideva con i lettori occidentali il suo sguardo su un mondo misterioso e affascinante: dai racconti sul Baghdad Sketches al primo volume, The Valleys of the Assassins nel 1934, passando per oltre venti opere e concludendo con il volume fotografico Rivers of Time nel 1982 (tutti pubblicati dall’editore londinese Jhon Murray, suo grande amico).

«Viaggiare, significa ignorare i fastidi esterni e lasciarsi andare interamente all’esperienza, fondersi con tutto quello che ci circonda, accettare tutto quello che succede e così, in questo modo, fare finalmente parte del paese che si attraversa. È questo il momento in cui si avverte che la ricompensa sta arrivando». Era questo l’approccio di Freya Stark ad ogni viaggio, compreso l’ultimo e definitivo, quello della sua dipartita, compiuto pochi mesi dopo aver festeggiato il centesimo compleanno. Anche a questo viaggio, nonostante l’età, seppe avvicinarsi con profondità e serenità, pronta a stupirsi e ad incantarsi di fronte all’Eternità.

Nel 2018 il Museo Civico di Asolo (Treviso) ha dedicato a Freya Stark una sezione permanente intitolata "La stanza di Freya" . “La stanza di Freya” si trova al secondo piano del Palazzo del Vescovado con l’annesso edificio della Loggia della Ragione, che ospita il Museo civico di Asolo. Si tratta di una stanza, uno spazio – mondo, in cui la viaggiatrice è presente attraverso i suoi disegni, i suoi oggetti, i suoi taccuini di viaggio che ne raccontano le sfaccettature della personalità, le passioni, la determinazione oscillando tra aspetti noti della sua vita e aspetti più intimi.

In uno spazio che suggerisce la circolarità dell’esistenza in un gioco di richiami, in un rimbalzare da oggetto ad oggetto, il racconto, come ideato dalla curatrice Annamaria Orsini – che già si è occupata della mostra “Vaghe stelle dell’Orsa… Il viaggio sentimentale di Freya Stark”, ad Asolo nel 2014 - si snoda attorno a tre nuclei – l’armadio, la scrivania circolare, il baule da viaggio collocato accanto ad una porta -, oggetti d’arredo che hanno fatto parte delle stanze più amate nella vita di Freya Stark. Essi sono stati ricostruiti in modo fedele e resi completamente bianchi, a sottolineare il processo di astrazione che li smaterializza consentendo al contenuto di prendere il sopravvento. L’assenza di colore, inoltre, permette l’immediata individuazione dei materiali originali rispetto a ciò che è pura rappresentazione (allestimento e progetto sono a cura di Corde Architetti Associati – Venezia).

Tutti i materiali sono stati donati da Anna Modugno, assistente di Freya Stark nell’ultimo periodo della sua vita.

« Se mi si chiedesse di elencare i piaceri del viaggio, direi che questo è uno dei più importanti: che così spesso ed inaspettatamente si incontra il meglio della natura umana, e vederlo così, di sorpresa e spesso in situazioni talmente improbabili, si arriva, con un piacevole senso di gratitudine, a realizzare quanto ampiamente siano sparse nel mondo la bontà e la cortesia e l'amore per le cose immateriali, che fioriscono in ogni clima, su qualsiasi terreno. »

(Freya Stark, La valle degli assassini)

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Baghdad Sketches (Baghdad, The Times Press Ltd, 1932; first London, John Murray edition 1937)
  • The Valleys of the Assassins (London, 1934)
  • The Southern Gates of Arabia (London, 1936)
  • Seen in the Hadhramaut (London 1938)
  • A Winter in Arabia (London, 1940)
  • Letters from Syria (London, 1943)
  • East is West (London, 1945).
  • Perseus in the Wind (London, 1948)
  • Traveller's Prelude (London, 1950)
  • Beyond Euphrates. Autobiography 1928-1933 (London, 1951)
  • The Coast of Incense (London, 1953)
  • Ionia, A Quest (London, 1954)
  • The Lycian Shore (London, 1956)
  • Alexander's Path (London, 1958)
  • Riding to the Tigris (London, 1959)
  • Dust in the Lion's Paw. Autobiography 1939-46 (London, 1961)
  • The jueney’s Echo (London, 1963)
  • Rome on the Euphrates (London, 1966)
  • The Zodiac Arch (London, 1968)
  • Space, Time and Movement in the Landscope (London, 1969)
  • The Minaret of Djam (London, 1970)
  • Turkey: a sketch of Turkish History (London, 1971)
  • A Peak in Darien (London 1976)
  • Letters: The Furnace and the Cup 1914 – 1930 (1974), The Open Rose 1930 – 1935 (1975), The Growth of Danger 1935 – 1939 (1976), The Bridge of the Levant 1940 – 1943 (1977), New Worlds of Old 1943 – 1946 (1978), The Broken Road 1947 – 1952 (1981)
  • Rivers of Time (London, 1982)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico
— 1972

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Freya Stark, Traveller's Prelude, London, John Murray, 1950.
  • Caroline Moorehead, Freya Stark, Middlesex, Penguin ISBN 0-14-008108-9, 1985.
  • Jane Fletcher Geniesse, Passionate Nomad: The Life of Freya Stark (New York: Random House, 2001).
  • Peter H. Hansen, Stark, Dame Freya Madeline (1893–1993), Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, 2004
  • Molly Izzard, 'A Marvellous Bright Eye: Freya Stark', Cornucopia (Magazine), Issue 2, 1992

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF (EN9861162 · ISNI (EN0000 0001 2276 2602 · LCCN (ENn50023298 · GND (DE119108437 · BNF (FRcb120262256 (data)
Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie
Dieser Artikel basiert auf dem Artikel Freya Stark aus der freien Enzyklopädie Wikipedia und steht unter der Doppellizenz GNU-Lizenz für freie Dokumentation und Creative Commons CC-BY-SA 3.0 Unported (Kurzfassung). In der Wikipedia ist eine Liste der Autoren verfügbar.